Archivio mensile:settembre 2016

Riassunto di grammatica italiana del 1928

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La concordanza: il soggetto e il predicato.

Regole – ricordiamo che la preposizione è un pensiero o un giudizio espresso con parole; che i suoi elementi necessari sono due, soggetto e predicato; che il predicato è verbale (Tu ami) e nominale (Tu sei buono); che oltre al soggetto e al predicato vi sono generalmente altri elementi non necessari, detti complementi.

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La concordanza: il soggetto e il predicato.

Regole. Quando i soggetti sono più d’uno, il predicato si mette nel plurale. Es. : Maria e Luisa colgono fiori; I gigli e i giacinti sono odorosi; Augusto e Tiberio furono imperatori.

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La concordanza: l’attributo, l’apposizione, l’oggetto.

Regole. Ricordiamo che si chiama attributo qualsiasi aggettivo che si unisce al soggetto, al predicato, a un complemento per attribuirgli una qualità. Es. : Cade la bianca neve: Andammo tra le folte piante; Tu sei un buon ragazzo.

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Usi del nome.

Regole. Ricordiamo che alcuni nomi hanno due prulari, uno maschile e l’altro femminile, il cui senso è diversi: ciglio, cigli e ciglia; filo, fili e fila; ecc. Ricordiamo anche che alcuni nomi nel singolare possono essere così maschili come femminili, variando però il significato: il camerata, la Camerata., il Trombetta, la trombetta; ecc.

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Usi dell’articolo.

Regole. Ricordiamo che i nomi propri di uomo non vogliono l’articolo; che i nomi propri di donna lo prendono alle volte nel parlar famigliare; che i cognomi, fate alcune rare eccezioni di cognomi illustri, vogliono sempre l’articolo.

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Usi dell’aggettivo.

Regole.

Gli aggettivi, come sapete, possono essere sostantivati. Ora, nell’uso della lingua, è accaduto che parecchi aggettivi sostantivati sia divenuti veri e propri sostantivi; come animale, latticinio, Natale, pastorale, ecc. Es. : Gli animali sono alle volte migliori di molti uomini.

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Usi del pronome.

Regole. Ricordiamo che di regola me e te si usano come complemento: vengo con te; parlano di me. Ma ora considerate questi esempi: Nessuno è svelto come te; Feliceme, se potessi dire altrettanto! Nessuno quanto me conosce i tuoi meriti; Pensando che io fossi te, mi accolsero malamente.

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Usi del verbo: transitivi e intransitivi; le persone; gli ausiliari.

Regole. Ricordiamo che i verbi transitivi esprimono una azione che dal soggetto passa nell’oggetto; e che i verbi intransitivi sono quelli che esprimono uno stato o una azione del soggetto, e non possono essere seguiti dall’oggetto, bensì da un altro complemento. Non è detto che un verbo transitivo debba sempre essere seguito dall’oggetto.

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Usi del verbo: il presente indicativo.

Regole. Ricordiamo che i modi sono finiti e indefiniti, finiti sono l’indicativo, il congiuntivo, il condizionale, imperativo. Indefiniti sono l’infinito, il participio, il gerundio. Il presente serve ad esprimere di regola un’azione che avviene nel momento stesso in cui si parla. O citazioni.

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Sintassi del verbo: gli altri tempi dell’indicativo.

Regole.  L’imperfetto dell’ndicativo indica un’azione che continua nel passato, o un’azione che accadeva già mentre ne accadeva un’altra. Es. Quell’anno, l’inverno era più rigido che mai, e la neve copriva i campi; quando entrai , Carlo è leggeva.

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Usi del verbo: i tempi del congiuntivo, del condizionale, dell’imperativo.

Regole. Il congiuntivo è il modo della possibilità e della incertezza. I suoi tempi sono il presente, l’imperfetto, il passato e il trapassato.

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Usi del verbo: uso dell’infinito.

Regole. L’infinito esprime in modo indeterminato l’azione e lo Stato. Quindi non ha né numero né persona. A bensì due tempi: il presente e il passato.

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Usi del verbo: il participio e il gerundio.

Regole. Il participio non solo esprime in modo indeterminato l’azione e lo Stato, ma partecipa della natura del verbo e di quella dell’aggettivo. I suoi tempi sono due: presente è passato; il primo è attivo (amante), il secondo e passivo (amato). Ma coi verbi intransitivi (i quali, come sapete, non hanno passivo) anche il participio passato è attivo (andato, venuto, ecc.). Il participio presente e passato può essere usato come verbo e come aggettivo.

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Usi delle parti invariabili.

Regole. Ricordiamo che l’avverbio è una parola che si aggiunge al verbo, all’aggettivo, o ad un altro avverbio, per modificare nel senso. Gli avverbi, secondo il loro significato, sono locali, temporali, modali.

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Coordinate e subordinate.

Regole. Sintassi semplice e sintassi composta. Ovvero aggiungo io, nel periodo della frase cosa si fa e perche la si fa.

Il resto è come.

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